Wu Ming, storia di un esperimento riuscito

Wu mingQualche mese fa mi sono ritrovato con due mie amiche a bere un caffè in centro. Durante la discussione, come spesso accade, è arrivata la fatidica domanda Avete qualche libro da consigliare?

Una delle due mi ha consigliato Q di Luther Blissett: il nome dell’autore non è altro che uno pseudonimo. Indica un collettivo di scrittori meglio noto come Wu Ming (Senza nome in cinese). Q è stato il loro primo romanzo.

Anno Domini 1555. Sopravvissuto a quarant’anni di lotte che hanno sconvolto l’Europa, un eretico dai mille nomi racconta la sua storia e quella del suo nemico, Q. Predicatori, mercenari, banchieri, stampatori di libri proibiti, principi e papi compongono l’affresco dei tumultuosi anni delle guerre di religione: dalla Germania di Lutero, al regno anabattista di Münster, all’Italia insidiata dall’Inquisizione. “Q” è l’esordio narrativo del rivoluzionario collettivo ora noto come Wu Ming.

Il fatto che il nome del gruppo significhi Senza nome ha spesso generato equivoci sul presunto anonimato dei suoi membri, i cui nomi anagrafici sono invece noti e riportati anche sul sito ufficiale.

Il collettivo Wu Ming organizza tour di presentazioni, reading musicali e incontri con i lettori e i suoi membri appaiono spesso in pubblico. Rifiutano di essere soggetto di servizi fotografici e hanno come politica di non apparire mai in video e non hanno mai accettato inviti a trasmissioni televisive. Nemmeno sul loro sito ufficiale sono disponibili immagini dei loro volti volendo apparire soltanto di persona, in carne e ossa.

Il gruppo ha riassunto questa impostazione nel motto Trasparenti verso i lettori, opachi verso i media. La posizione del gruppo è stata spiegata da Wu Ming 1 in un’intervista del 2007

Una volta che lo scrittore diventa un volto separato e alienato (nel senso letterale), comincia una ridda cannibalica, quel volto appare ovunque, quasi sempre a sproposito. La foto testimonia la mia assenza, è un vessillo di distanza e solitudine. La foto mi blocca, congela la mia vita in un istante, nega il mio trasformarmi in qualcos’altro, il mio divenire. Divento un ‘personaggio’, un tappabuchi per impaginazioni frettolose, uno strumento che amplifica la banalità. Al contrario la mia voce, con la sua grana, con i suoi accenti, con la sua dizione imprecisa, le sue tonalità, ritmo e pausa, tentennamenti, è la testimonianza di una presenza anche quando non ci sono, mi porta vicino alle persone, e non nega il mio divenire perché è una presenza dinamica, mossa, tremolante anche quando sembra ferma.

Q è un gran bel libro. Sicuramente consigliato.

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