Se la parola costituisce reato

Erri De LucaSarei presente in quest’aula anche se non fossi io lo scrittore incriminato per istigazione. Aldilà del mio trascurabile caso personale, considero l’imputazione contestata un esperimento, il tentativo di mettere a tacere le parole contrarie. Confermo la mia convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell’aria e dell’acqua.

Queste le parole di Erri De Luca all’ultima udienza del processo che lo vede accusato di istigazione a delinquere per le sue dichiarazioni pubbliche a sostegno del sabotaggio della Tav. Lo scrittore ha già steso il suo memoriale difensivo ne La parola contraria, un pamphlet sulla libertà di parola dei cittadini e su quella di «istigazione» degli scrittori. La conclusione, presente sin dalla prima pagina, è che essere processati è come vincere un premio letterario

Per uno scrittore essere accusato di istigazione è un onore. […] Che bello istigare alla lettura, o alla scrittura. […] Sono incriminato per un articolo del codice penale che risale al 1930, considero quest’articolo superato dalla Costituzione sono qui per sapere se quell’articolo avrà il potere di sospendere l’articolo 21 della Costituzione.

Possibilmente le parole di De Luca costituiscono reato (aspettiamo la sentenza), ma sorge il dubbio che uno come lui lo si processi più per dare un esempio, sì che non ci si metta in testa di poter esprimere sempre e comunque ciò che si pensa e si ritiene giusto.

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