Sgarbi, Bompiani e La nave di Teseo

Su La Repubblica di oggi c’è un’interessante intervista a Elisabetta Sgarbi sul suo rapporto con Umberto Eco, sul suo addio a Bompiani, sulla nascita della nuova casa editrice La nave di Teseo.

Il passaggio più interessante mi sembra questo

Se l’Antitrust dovesse decidere per questa soluzione (lo scorporo di Bompiani da Mondadori), e se la Mondadori accettasse l’offerta, certamente sarei felice e anzi avrei raggiunto lo scopo editoriale della mia vita: ricongiungere La nave di Teseo alla Bompiani e, quindi, ridare unità al catalogo di Eco e degli altri autori della Nave.

Si prospetta uno scenario interessante: da una parte Mondadori/Rizzoli, dall’altra un nuovo gruppo editoriale Bompiani/Nave di Teseo.

Un duopolio è sempre meglio di un monopolio.

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Va’, metti una sentinella

imageCapita nelle discussioni tra amici di parlare di libri: il rischio che si corre è quello di non avere letto qualche classico che faccia esclamare alle persone intorno Ma come? Non lo hai letto?

Il più delle volte questo accade quando si discute di capisaldi della letteratura mondiale: così tutti dicono di avere letto I Miserabili, Delitto e Castigo o Cent’anni di solitudine, quando ben che vada si conosce a malapena la trama.

Dirò la verità: non amo particolarmente i classici, preferisco di gran lunga la letteratura contemporanea. Mettendo in ordine la mia libreria in questi giorni, mi sono reso conto che gran parte degli autori dei titoli presenti, sono ancora vivi.

Qualche tempo fa mi è capitato di discutere de Il buio oltre la siepe: non ho mai letto il libro, ma ne ho amato il film. La storia della sua produzione è abbastanza strana: Harper Lee, la sua autrice, fino all’anno scorso, non aveva scritto che quel capolavoro. Punto. Stop. Poi, circa due mesi fa è uscito Va’, metti una sentinella, che non è altro che la continuazione del romanzo scritto oltre 55 anni fa.

Maycomb, Alabama. La ventiseienne Jean Louise Finch – “Scout” – torna a casa da New York per visitare l’anziano padre, Atticus. Ambientato sullo sfondo delle tensioni per i diritti civili e il trambusto politico che negli anni cinquanta stanno trasformando il Sud degli Stati Uniti, il ritorno di Jean Louise prende un sapore agrodolce quando viene a sapere verità inquietanti sulla sua famiglia, sulla cittadina e sulle persone che le sono più care. Tornano a galla ricordi dell’infanzia, e i suoi valori e convincimenti sono messi seriamente in discussione. Con il ritorno di molti personaggi emblematici de Il buio oltre la siepe, Va’, metti una sentinella cattura perfettamente le sofferenze di una giovane donna e di un mondo costretti ad abbandonare le illusioni del passato, una transizione che può solo essere guidata dalla coscienza di ciascuno. Scritto a metà degli anni cinquanta, Va’, metti una sentinella permette una comprensione più completa e più ricca di Harper Lee. È un romanzo d’indimenticabile saggezza, umanità, passione e umorismo, che mette in luce tutto il talento dell’autrice. Un’opera d’arte profondamente toccante che evoca in maniera splendida un’altra era e, al tempo stesso, mostra tutta la sua rilevanza per i nostri giorni. Non solo è una conferma della duratura intelligenza de Il buio oltre la siepe, ma serve anche come suo compagno essenziale, aggiungendo profondità, contesto e un nuovo significato a un classico della letteratura.

Harper Lee scrisse Va’, metti una sentinella nella metà degli anni Cinquanta, quindi prima de Il buio oltre la siepe. Ha raccontato che fu il suo editore a convincerla a sviluppare i ricordi di infanzia di Scout presenti nel libro in un nuovo romanzo, che sarebbe appunto diventato Il buio oltre la siepe. Va’, metti una sentinella non era mai stato pubblicato ed è stato ritrovato di recente nella casa di Lee dal suo avvocato. Nei mesi scorsi ci sono state alcune polemiche: si pensava che fosse stato pubblicato senza il consenso di Lee, che da anni è molto malata, ma la stessa autrice ha confermato di aver acconsentito alla pubblicazione.

Mi è capitato in questi giorni di leggerlo: la scrittura è abbastanza dispersiva, con continui salti tra presente e passato e non si capisce dove l’autrice voglia arrivare fino alle ultime 50 pagine. La curiosità, si sa, non sempre paga. Se vi capita, leggete soltanto il fratello maggiore: eviterete di buttare diciotto euro o poco meno di dieci se lo acquistate sul Kindle Store.

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La polemica sui libri distillati

DistillatiDa qualche giorno la casa editrice Centauria ha lanciato una nuova iniziativa: i cosiddetti libri distillati. In breve ha preso volumi celebri che si caratterizzano per la loro lunghezza e difficoltà e ne ha dimezzato (circa) il numero delle pagine, cercando di rendere più fruibile il testo e quindi il contenuto.

Le prime due uscite di Dicembre sono state Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson (Trilogia Millennium, ricordate?) e Venuto al mondo di Margaret Mazzantini.

A un prezzo inferiore ai quattro euro, hai un buon sunto di un libro molto più corposo.

C’è un gran discutere su questa nuova frontiera della letteratura: c’è chi sostiene che se uno vuole consumare di meno, dovrebbe poterlo fare. Chi critica invece i tagli che andrebbero contro la creazione dell’autore. Tutte verità, nonché analisi parziali di una tematica che andrebbe di molto approfondita.

Per quanto mi riguarda ne ho sfogliato uno (i due usciti, li ho letti tutti in versione integrale): la mia opinione? Voi fate ciò che volete, ma non vi rischiate a regalarmene qualcuno!

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La verità sul caso Rudolf Abel

La verità sul caso Rudolf AbelComplice l’uscita al cinema de Il ponte delle spie di Spielberg, ho deciso di comprare La verità sul caso Rudolf Abel, il romanzo che ha ispirato il film.

Premessa: il volume è di oltre 350 pagine e a occhio il carattere utilizzato è leggermente più piccolo rispetto a quello di solito presente nei libri Garzanti (e non solo). Questo in breve per avvisarvi preventivamente che si tratta di un tomo sostanzioso, denso di nomi, informazioni e intrecci che potrebbero un po’ destabilizzare. E’ un libro per gli amanti della Storia e per chi ama leggere particolari e cavilli.

Nella seconda di copertina, la sinossi della Garzanti lo presenta così

La mattina del 10 febbraio 1962, James Donovan è in missione sulla Glienicke Brücke, il celebre Ponte delle Spie che collega Berlino Ovest con l’Est comunista. Al suo fianco c’è Rudolf Abel, la più misteriosa ed efficiente spia del Ventesimo secolo, per anni clandestinamente negli Stati Uniti a capo dello spionaggio russo. Dall’altra parte del ponte, i sovietici tengono in ostaggio Francis Powers, il pilota di un aereo-spia U-2 americano abbattuto mentre era in volo segreto sull’URSS: Donovan ha ricevuto dal presidente Kennedy l’incarico di riportarlo in patria a ogni costo. La verità sul caso Rudolf Abel ci catapulta nelle drammatiche giornate vissute per realizzare lo scambio di prigionieri, nelle lunghe e pericolose trattative diplomatiche, nei momenti concitati e avventurosi della guerra fredda tra due blocchi con le armi costantemente puntate. Tra le pagine di questo diario rivive così un mondo di ambiguità, inganni e cospirazioni, raccontato in prima persona dall’eccezionale protagonista della più avventurosa spy story mai svoltasi a cavallo della Cortina di ferro. 

Il libro è stato scritto dalla stesso Donovan (la storia la scrive sempre chi vince, mai chi perde) ed è un lungo diario personale nel quale annota tutto quello che è successo dal momento in cui gli viene dato l’incarico di difendere Rudolf Abel. Un documento storico se vogliamo, i cui carteggi originali sono conservati, tra casse di documenti, negli Hoover Institution Archives, ancora non disponibili al pubblico for preservation purposes. Lo stile è arzigogolato, tecnico, nonché lento e soporifero.

Quello sicuramente che c’è da salvare è lo scoprire il modo di lavorare di Donovan che si ritrova a difendere uno degli uomini più odiati da tutto il popolo americano. Il caso Rudolf Abel è un tipico esempio della protezione assicurata a un imputato, quale che sia il suo crimine, da parte della legge americana a tutela dei diritti dell’uomo. Non ci sono buoni e cattivi, eroi e antagonisti. Quello che emerge e più sorprende delle pagine di questo libro, è il rapporto tra due persone che pur ponendosi in due diversi lati di una barricata ideologica, culturale e sociale oltre che politica, trovarono il tempo di instaurare un rapporto umano basato sul rispetto e sulla stima reciproca. Sinceramente spero che il film si concentri su quest’aspetto.

Consiglio questo libro? Beh, se si vuole approfondire una pagina della storia tutt’ora abbastanza inedita, direi proprio di sì. Se invece non vi siete mai avvicinati a un testo giuridico o se volete una lettura leggera, sicuramente no. Statene bel lontani. Non è un libro per tutti: l’ho comprato pensando di leggere un romanzo, quando invece si è rivelato un saggio. E come tale va trattato e letto.

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L’e-book di “Guida istruttiva su Palermo e Monreale”

GUIDA ISTRUTTIVALavoro (anche) per una casa editrice che si occupa di pubblicazioni d’arte.

In questi giorni ho curato la realizzazione della versione elettronica del volume Guida istruttiva su Palermo e Monreale.

Qui potete trovare la sinossi e la versione cartacea.

Qui potete scaricare l’estratto e successivamente comprare la versione elettronica per Kindle.

Se volete saperne un po’ di più di Palermo e dei tesori che contiene, beh, questo penso sia il libro adatto.

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La riscossa dei piccoli editori

Secondo i numeri pubblicati dall’Associazione Italiana Editori, pare proprio che siano le piccole case editrici le protagoniste di questo 2015.

Guardando la tabella sotto (fonte primaonline.it) si può evincere facilmente che sono proprio i piccoli editori quelli che in percentuale sono cresciuti maggiormente, anche grazie a un fiorente (almeno in Italia) mercato degli e-book.

Il futuro dell’editoria italiana passa dal mercato digitale o come oltreoceano ci sarà un ritorno al cartaceo? A questa domanda, nessuno al momento credo possa dare risposta.

Piccoli editori

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Cinque manifesti per il futuro dell’editoria

LibriChi segue questo blog sa l’attenzione che rivolgo al rapporto tra editoria e digitale.

Pare che mentre in Italia il mercato degli ebook sia in crescita, in America dove la digitalizzazione è in atto ed è realtà diffusa da almeno cinque anni, ci sia una leggera flessione a favore del supporto cartaceo.

In questo scenario, la rivista The bookseller ha pubblicato una serie di manifesti rivolti a chi si occupa di editoria (e non solo).

Federica Colantoni ha scritto un ebook (scaricabile gratuitamente qui) che li riprende e commenta (via Cultora)

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Wu Ming, storia di un esperimento riuscito

Wu mingQualche mese fa mi sono ritrovato con due mie amiche a bere un caffè in centro. Durante la discussione, come spesso accade, è arrivata la fatidica domanda Avete qualche libro da consigliare?

Una delle due mi ha consigliato Q di Luther Blissett: il nome dell’autore non è altro che uno pseudonimo. Indica un collettivo di scrittori meglio noto come Wu Ming (Senza nome in cinese). Q è stato il loro primo romanzo.

Anno Domini 1555. Sopravvissuto a quarant’anni di lotte che hanno sconvolto l’Europa, un eretico dai mille nomi racconta la sua storia e quella del suo nemico, Q. Predicatori, mercenari, banchieri, stampatori di libri proibiti, principi e papi compongono l’affresco dei tumultuosi anni delle guerre di religione: dalla Germania di Lutero, al regno anabattista di Münster, all’Italia insidiata dall’Inquisizione. “Q” è l’esordio narrativo del rivoluzionario collettivo ora noto come Wu Ming.

Il fatto che il nome del gruppo significhi Senza nome ha spesso generato equivoci sul presunto anonimato dei suoi membri, i cui nomi anagrafici sono invece noti e riportati anche sul sito ufficiale.

Il collettivo Wu Ming organizza tour di presentazioni, reading musicali e incontri con i lettori e i suoi membri appaiono spesso in pubblico. Rifiutano di essere soggetto di servizi fotografici e hanno come politica di non apparire mai in video e non hanno mai accettato inviti a trasmissioni televisive. Nemmeno sul loro sito ufficiale sono disponibili immagini dei loro volti volendo apparire soltanto di persona, in carne e ossa.

Il gruppo ha riassunto questa impostazione nel motto Trasparenti verso i lettori, opachi verso i media. La posizione del gruppo è stata spiegata da Wu Ming 1 in un’intervista del 2007

Una volta che lo scrittore diventa un volto separato e alienato (nel senso letterale), comincia una ridda cannibalica, quel volto appare ovunque, quasi sempre a sproposito. La foto testimonia la mia assenza, è un vessillo di distanza e solitudine. La foto mi blocca, congela la mia vita in un istante, nega il mio trasformarmi in qualcos’altro, il mio divenire. Divento un ‘personaggio’, un tappabuchi per impaginazioni frettolose, uno strumento che amplifica la banalità. Al contrario la mia voce, con la sua grana, con i suoi accenti, con la sua dizione imprecisa, le sue tonalità, ritmo e pausa, tentennamenti, è la testimonianza di una presenza anche quando non ci sono, mi porta vicino alle persone, e non nega il mio divenire perché è una presenza dinamica, mossa, tremolante anche quando sembra ferma.

Q è un gran bel libro. Sicuramente consigliato.

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Ammaniti e la sua Anna

AmmanitiComplice un pomeriggio libero, ieri ho scaricato sul mio Kindle Anna, l’ultimo libro di Nicolò Ammaniti.

Credo di avere quasi tutto dello scrittore romano: sono rimasto folgorato da Ti prendo e ti porto via e da allora ho comprato parecchio, anche se gli altri libri non mi hanno convinto come il primo suo romanzo che ho letto (forse, metto sullo stesso piano anche Come Dio comanda).

In una Sicilia diventata un’immensa rovina, una tredicenne cocciuta e coraggiosa parte alla ricerca del fratellino rapito. Fra campi arsi e boschi misteriosi, ruderi di centri commerciali e città abbandonate, fra i grandi spazi deserti di un’isola riconquistata dalla natura e selvagge comunità di sopravvissuti, Anna ha come guida il quaderno che le ha lasciato la mamma con le istruzioni per farcela. E giorno dopo giorno scopre che le regole del passato non valgono piú, dovrà inventarne di nuove. Con Anna Niccolò Ammaniti ha scritto il suo romanzo piú struggente. Una luce che si accende nel buio e allarga il suo raggio per rivelare le incertezze, gli slanci del cuore e la potenza incontrollabile della vita. Perché, come scopre Anna, la «vita non ci appartiene, ci attraversa».

La storia di Anna è affascinante: la piccola protagonista ha tredici anni ed è forte tanto da saper badare non solo a se stessa ma anche al fratellino Astor (che durante il libro viene rapito dai bambini blu). Non solo. Combatte contro un cane che non muore mai e che poi diventa suo amico durante il suo viaggio in Sicilia. Nella storia stupisce la totale assenza degli adulti.

In Anna non affrontiamo zombie nel classico significato. Niccolò Ammaniti ci regala un romanzo dove il terrore di perdere la memoria è altissimo e i volti di chi abbiamo amato sbiadiscono ogni giorno di più. In fondo, è un romanzo anche sulla nostalgia.

I personaggi sono caratterizzati in modo grandioso (come al solito) e incarnano non solo le nostre paure, ma anche i nostri più spaventosi desideri, ci accompagnano lungo la lettura di un romanzo struggente sulla crescita, perché si continua a crescere, e a vivere, nonostante tutto, nonostante anche la fine del mondo.

Vivere è andare avanti senza guardarsi indietro. Quattordici anni o cento, non importa quanto ma come si vive.

Un libro irreale ma toccante, assurdo ma concreto: scritto così bene che si legge tutto d’un fiato.

Il mio preferito rimane sempre Ti prendo e ti porto via, ma questo mi è sembrato il migliore di Ammaniti da un bel po’ di anni a questa parte.

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Amazon apre la sua prima libreria fisica

Kindle PaperwhiteQualche giorno fa ha aperto a Seattle la prima libreria fisica di Amazon.

Da un punto di vista commerciale, penso sia una grande idea: il libro cartaceo è ben lontano dal morire e credo che con il formato digitale possa tranquillamente coesistere.

Con coerenza vengono scelti i libri cartacei da esporre e vendere nel bookstore: circa 6000 volumi selezionati basandosi sugli ordini dei clienti, sui loro giudizi e recensioni, sulla popolarità conquistata su Goodreads senza tralasciare, ovviamente, le classifiche di vendita e le valutazioni dei curatori.

Oltre ai libri poi i visitatori possono provare tutti i principali dispositivi Amazon come i Kindle ed i tablet Fire (l’ultimo modello l’ho recensito qui). I prezzi dei libri in negozio sono gli stessi di quelli online, la libreria è aperta 7 giorni su 7 e si trova all’interno del campus universitario. Non è escluso infine che in futuro potrebbero venire aperti altri store in giro per il mondo.

La cosa che mi ha fatto sorridere è sapere che all’interno della libreria non sono presenti i prezzi: per sapere quanto costa la merce, il cliente deve utilizzare l’applicazione Amazon per eseguire la scansione della copertina del libro o del codice a barre riportati nel libro, prendere il libro e portarlo a uno dei lettori di codici disseminati nel negozio oppure chiedere a un dipendente di eseguire la scansione il libro. Questo perché i prezzi nel negozio fluttuano proprio come fanno sul sito web di Amazon.

Non c’è niente da fare: Amazon dimostra sempre di essere un passo avanti rispetto a tutta l’editoria.

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Pasolini negli anni duemila

PasoliniPur essendo un discreto lettore, non ho mai apprezzato più di tanto l’opera di Pier Paolo Pasolini. Qualche anno fa cominciai a leggere Petrolio ma l’ho trovato probabilmente troppo complesso per la mia età dell’epoca: ho provato negli anni successivi con qualcosa di più leggero (Ragazzi di vita e Una vita violenta, non proprio una passeggiata), ma non c’è stato nulla da fare. Lo stile dell’autore romano non rientra sicuramente tra i miei preferiti.

Qualche mese fa ho visto anche il film di Abel Ferrara: probabilmente ero e sono un po’ prevenuto, ma non ho trovato interessante neppure quello.

Leggo nel Post che Salvatore Merlo ha provato a spiegare il perché Pasolini non venga apprezzato tra i trentenni di oggi.

Merlo spiega, ed è una sensazione molto condivisa anche se poco espressa, che a scrivere di Pasolini sono generazioni che hanno una familiarità anagrafica con la storia e le opere di Pasolini, che impedisce loro un’obiettività adeguata sulla sua attualità. I trentenni, scrive Merlo, non solo non leggono Pasolini e lo conoscono poco, ma non lo trovano neanche interessante, se non per curiosità storica su altri tempi, diversi, passati.

L’articolo completo lo trovate sul sito del Foglio.

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La voglia di scrivere

Fare blogging- Il mio metodo per scrivere contenuti vincentiCome parecchi di voi già sanno, per un bel po’ ho curato un blog per poi chiuderlo dopo oltre dieci anni: all’inizio utilizzavo Splinder come piattaforma (R.I.P.), poi il mondo è cambiato e di conseguenza ho sentito l’esigenza di comprare un dominio e configurarlo come meglio credevo installando prima Joomla, poi WordPress.

Nel periodo in cui ho smesso di scrivere spesso mi veniva voglia di riprendere un foglio digitale e ributtarmi a capofitto, ma vuoi per gli impegni lavorativi, vuoi per la mancanza di tempo, desistevo sempre. Gettavo i miei pensieri soltanto sui social, ma lì non è il posto giusto per potere portare avanti un ragionamento che spesso richiede approfondimento, link e fonti da consultare.

Nonostante ciò, ho sempre mantenuto attivi i miei feed dei blog che seguivo: anche oggi, ogni mattina leggo i nuovi post pubblicati e dopo comincio a spulciare i giornali on line.

Uno degli artefici della ripresa delle mie inutili pubblicazioni è senza dubbio Riccardo Esposito e il suo My Social Web: Riccardo è un guru della comunicazione on line e i suoi articoli sempre chiari, esaustivi e appassionati, hanno fatto sì che aprissi di nuovo un blog, anche se con un nome diverso (magellano83 era un ragazzo, Francis Turner è qualcuno/qualcosa di più complesso…).

Qualche giorno fa ho comprato il suo libro Fare blogging: Il mio metodo per scrivere contenuti vincenti che ancora non ho finito, ma che sto divorando. Si sente che è scritto con passione, la stessa che ho ritrovato io. Se volete diventare blogger o se lo siete già ma volete capire meglio certi meccanismi, questo è il volume che fa per voi. Riccardo poi, risponde a tutti (manco fosse Gianni Morandi!): basta mandargli una mail, un messaggio su Facebook tramite la pagina che gestisce ed è sempre pronto a dare il consiglio giusto. Ce ne fossero in rete (e nella vita in generale) di gente come lui!

Questo post, anche se non ci siamo mai né visti né sentiti, glielo dovevo.

In fondo è la mia maniera per dirgli grazie.

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Pasolini il regista amatoriale

So che quello che sto per dire suonerà impopolare e forse chissà, sacrilego ma per quanto io ami Pasolini pensatore, giornalista e scrittore ho sempre pensato che come regista fosse fuori posto, anzi era semplicemente un “non regista”, che usava la macchina da presa in modo amatoriale, senza stile, senza un punto di vista meramente cinematografico sulle cose che raccontava, in anni in cui il cinema italiano era cosa altissima, faceva da scuola di poetica e racconto cinematico e cinematografico in tutto il mondo. In quegli anni Pasolini regista aprì involontariamente le porte a quella illusione che il regista fosse una figura e un ruolo accessibile a chiunque, intercambiabile o addirittura improvvisabile. La dissoluzione dell’eleganza che il cinema italiano aveva costruito, accumulato, elaborato a partire da Rossellini e Vittorio De Sica per arrivare a Fellini, Visconti, Sergio Leone, Petri, Bertolucci e tanti, davvero tanti altri Maestri, rese il cinema un prodotto avvicinabile da coloro che il cinema non sapevano di fatto farlo. Non basta essere scrittori per trasformarsi in registi. Così come vale anche il contrario. Il cinema Pasoliniano aprì le porte a quello che era di fatto l’anti cinema in senso estetico e di racconto. Il cinema italiano morì da lì a pochissimi anni con una lunga serie di registi improvvisati che scambiarono il cinema per qualcos’altro, si misero in conflitto (come fece Nanni Moretti) con i Maestri che il cinema lo avevano nutrito per decenni e di fatto distrussero con tutti quelli che seguirono quella scia di arroganza intellettuale rifiutando anzi demolendo la necessità da parte del Cinema di essere un’arte POPOLARE e lo privarono, di fatto, di un’eredità importante che ci portò dall’essere la seconda industria cinematografica più grande al mondo ad una delle più invisibili.

Questo il post di Gabriele Muccino su Facebook in occasione dei quarant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini (post che dopo qualche ora è stato sapientemente cancellato).

Non amo affatto il cinema di Muccino e meno che mai sopporto lui come persona (pura e semplice antipatia), ma se nel merito avesse ragione?

UPGRADE: Dopo le critiche, ha pure chiuso il profilo..

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Trenta e due ventotto

Trenta e due ventottoVenerdì sera mi sono ritrovato all’interno di una discussione sui modi di dire siciliani: ci sono alcune espressioni ricorrenti delle quali sconosciamo significati e origini.

Tra una chiacchiera e l’altra, un ragazzo ha consigliato un volume edito da Sellerio che si presenta come una breve raccolta di articoletti della lunghezza di un paio di pagine ciascuno: l’autrice raccoglie i suoi scritti riguardanti i più diffusi modi di dire siciliani, spesso storpiati senza una coscienza linguistica dai parlanti, spiegandone il significato e l’etimologia, spesso anche accompagnandoli con una più o meno velata critica alla società e ai costumi. La maggior parte delle volte si parte da aneddoti, eventi accaduti all’autrice che le sono serviti da ispirazione, altre volte l’espressione viene introdotta direttamente.

Il volumetto si può acquistare su Amazon anche in formato Kindle. Esiste poi un capitolo secondo: anche questo in versione cartacea ed elettronica.

Letti entrambi in un paio di ore: un po’ difficili se non siete siciliani, ma imperdibili per i siculi doc.

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Se Amazon si mette a fare l’editore

ebookDa quando il Corriere della Sera pubblica ogni domenica la nuova edizione de La lettura, non mi perdo un numero: finalmente un inserto decente di approfondimento sul mondo dell’editoria.

Questa settimana c’è (anche) un interessante articolo sulla nuova attività di Amazon che dal 3 novembre metterà in vendita dei libri editi dalla se stessa.

Alessandra Tavella, acquisitions editor per Amazon Italia, annuncia lo sbarco nel nostro Paese dei libri editi dal gruppo di Jeff Bezos. Otti titoli, per ora. «Sei, disponibili da martedì 3 novembre, gli altri due dal 17, tutti in pre-order già da oggi, domenica», spiega Tavella. Prevalgono la narrativa di genere e autori che hanno già venduto bene in altri mercati piuttosto che nomi di fama internazionale. E la scelta è per un prezzo contenuto (9,99 in edizione cartacea, 4,99 in ebook). «I nostri libri sono di qualità, sia dal punto di vista del contenuto sia della curatela editoriale» assicura Tavella, osservando che «anche se un libro è commerciale, non vuol dire che non sia di qualità».

Per leggere l’articolo completo, trovate l’inserto in edicola a 50 centesimi più il costo del quotidiano (oltre che on line al costo dell’abbonamento digitale).

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Professione reviewer

AmazonOggi è morta Harriet Klausner, la reviewer più grande della storia di Amazon.

Oltre 30.000 recensioni scritte in circa vent’anni: un numero enorme.

Ex bibliotecaria, speed reader seriale, Harriet era nata il 20 maggio 1952. Scriveva e postava tre recensioni di libri al giorno, a volte anche più di 20 in una volta sola. Un numero così elevato da far storcere il naso a più di una persona. Visto che erano in molti a sospettare che per tutte quelle 4 stelle, sganciate a raffica a saggi e romanzi più diversi, Klausner ricevesse un compenso da scrittori e case editrici. Lei negò sempre tutto, fino alla fine. Con la sua morte si porta via il titolo di migliore reviewer di sempre sul sito di ecommerce. E il primato che resterà imbattuto ancora a lungo, visto che dal 24 ottobre 2008 il sito ha introdotto un nuovo sistema di ranking.

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Avanguardia editoriale

Inter nosEntrando in libreria ormai si trova di tutto.

Potevo pensare che prima o poi sarebbe successo, ma non avrei mai immaginato che a dare il via sarebbe stato Claudio Baglioni: a voi l’elenco degli stati su Facebook.

“Assolutamente speciale”, “veramente nuovo”, “inatteso e inusuale”, “arcano e misterioso”, “melodioso e ipnotico”, “affettuoso e amorevole”, “motivo di stupore e meraviglia”: è Inter nos, il diario social di una delle voci più amate della musica popolare italiana. Cinque anni di pensieri, riflessioni, domande e tentativi di risposta, firmati Claudio Baglioni: pagine profonde e leggere, che riflettono e fanno riflettere, affidate al mare virtuale di Facebook, in un rapporto – allo stesso tempo – intimo e pubblico con il popolo della Rete.

Spero nessuno segua l’esempio.

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Se io avessi previsto tutto questo

Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gattoA fine 2012 Francesco Guccini ha comunicato la sua intenzione di ritirarsi dal mondo musicale.

Nonostante questo continua a scrivere romanzi e il 3 novembre uscirà Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto

Da dietro il crinale della collina si vede arrivare il piccolo corteo, preceduto dal suonatore di fisarmonica e dal mescitore di vino… Lo sposo e la sposa sono in cammino dall’alba, raggiungeranno la chiesa non proprio freschissimi e poi, dopo la cerimonia, riprenderanno la strada insieme agli altri, di nuovo per mulattiere, pronti a godersi un pranzo e una cena con l’appetito rinvigorito dalla scarpinata. Un matrimonio oggi inimmaginabile, che era perfettamente normale quando il piccolo Francesco Guccini vi prendeva parte, portando in dono agli sposi… uno spazzolino da denti! E ancora: il funerale del mitico Gigi dell’Orbo, il sarto sempre ubriaco, il tenore lirico appassionato di ciclismo, la contadina poetessa, l’uomo che era convinto di dover reggere il cielo e tante altre “istantanee”, colme di ironia e appena velate di malinconia, di un tempo andato che non ritornerà.

E visto che siamo a due mesi dal Natale, è anche pronto un cofanetto che racchiude 40 anni di carriera: Se io avessi previsto tutto questo – Gli amici, la strada, le canzoni uscirà il 27 novembre e si prospetta come un’opera monumentale, attraverso inediti riscoperti, rarità, duetti, collaborazioni e live mai pubblicati. Sarà disponibile in versione deluxe (4 cd) e super deluxe (10 cd).

Non ci resta che aspettare.

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La strana biblioteca

MurakamiDopo aver letto qualche anno fa Norwegian wood, sono rimasto stregato dallo stile di Haruki Murakami.

Il 17 novembre esce in Italia il suo nuovo romanzo, La strana biblioteca

Tornando a casa dopo la scuola, uno studente si ferma in una strana biblioteca. Certo, anche la sua richiesta è un po’ strana. Chiede alla bibliotecaria qualche libro che possa soddisfare la sua ultima curiosità (è un bambino curioso, il nostro protagonista): la riscossione delle tasse nell’impero ottomano. La bibliotecaria lo manda alla stanza 107. Qui l’aspetta un altro bibliotecario, ancora più bizzarro della prima: “aveva la faccia coperta di piccole macchie nere, come tanti moscerini. Era calvo e portava occhiali dalle lenti spesse. La sua calvizie non era uniforme. Tutt’intorno al cranio gli restavano ciuffi di capelli bianchi ritorti, come in un bosco dopo un incendio”. E davvero una ben strana biblioteca, questa! Il bibliotecario accompagna il bambino attraverso un labirinto di corridoi e stanze, finché non arrivano in una stanza dove riposa un piccolo uomo vestito con una pelle di pecora. E qui le cose si fanno brutte: il bibliotecario e l’uomo-pecora spingono il piccolo in una cella. Il bambino rischia di fare una fine terribile se non arrivasse in suo soccorso una ragazza sconosciuta…

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Se la parola costituisce reato

Erri De LucaSarei presente in quest’aula anche se non fossi io lo scrittore incriminato per istigazione. Aldilà del mio trascurabile caso personale, considero l’imputazione contestata un esperimento, il tentativo di mettere a tacere le parole contrarie. Confermo la mia convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell’aria e dell’acqua.

Queste le parole di Erri De Luca all’ultima udienza del processo che lo vede accusato di istigazione a delinquere per le sue dichiarazioni pubbliche a sostegno del sabotaggio della Tav. Lo scrittore ha già steso il suo memoriale difensivo ne La parola contraria, un pamphlet sulla libertà di parola dei cittadini e su quella di «istigazione» degli scrittori. La conclusione, presente sin dalla prima pagina, è che essere processati è come vincere un premio letterario

Per uno scrittore essere accusato di istigazione è un onore. […] Che bello istigare alla lettura, o alla scrittura. […] Sono incriminato per un articolo del codice penale che risale al 1930, considero quest’articolo superato dalla Costituzione sono qui per sapere se quell’articolo avrà il potere di sospendere l’articolo 21 della Costituzione.

Possibilmente le parole di De Luca costituiscono reato (aspettiamo la sentenza), ma sorge il dubbio che uno come lui lo si processi più per dare un esempio, sì che non ci si metta in testa di poter esprimere sempre e comunque ciò che si pensa e si ritiene giusto.

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